Le golose di Guido Gozzano

Guido Gozzano a tavola 716463-2 © Archivio Publifoto/Olycom

Una poesia deliziosa di Guido Gozzano, circondata da una leggera, ironica e dolce malinconia, dove subito immaginiamo il giovane poeta seduto ai tavolini del Caffè Baratti & Milano di piazza Castello, a Torino, mentre osserva signore e signorine alle prese con la pasticceria del Caffè.

La voce piena e affascinante è di Franca Nuti. Guido Gozzano (l’immagine di Gozzano a tavola è di © Archivio Publifoto/Olycom) nacque a Torino nel 1883 e morì di tisi nel 1916. Scrisse poesie, novelle e fiabe per bambini. Ascoltando il video e leggendo il testo, ci accorgiamo del linguaggio piano, quotidiano, ‘normale’ diremmo, che adopera per la sua lirica. E anche l’oggetto della poesia è piuttosto banale: ragazze, donne che mangiano paste in pasticceria. Qualcuno ricorda i versi “Signorina Felicita, è il tuo giorno!/ A quest’ora che fai? Tosti il caffè,/ e il buon aroma si diffonde intorno?” ? Ebbene sono suoi, sono sempre di Gozzano.

 

LE GOLOSE
Guido Gozzano

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Signore e signorine –
le dita senza guanto –
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!

Perché nïun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divorano la preda.

C’è quella che s’informa
pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta e forma.

L’una, pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.

un’altra – il dolce crebbe –
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!

Un’altra, con bell’arte,
sugge la punta estrema:
invano! ché la crema
esce dall’altra parte!

L’una, senz’abbadare
a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare

sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio.

Fra questi aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti,

di essenze parigine,
di mammole, di chiome:
oh! le signore come
ritornano bambine!

Perché non m’è concesso –
o legge inopportuna! –
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,

o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.


 

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